Le ricerche del Dott. Alberto Meriggi possono essere ricondotte alle seguenti linee generali

1) Gestione, pianificazione faunistica e tutela delle popolazioni naturali di uccelli e mammiferi
2) Dinamica di popolazione e analisi dei fattori influenzanti
3) Esigenze ecologiche e preferenze ambientali di uccelli e mammiferi
4) Coesistenza e competizione in popolazioni simpatriche di specie affini
5) Sviluppo e adattamento alle situazioni locali dei metodi di censimento della fauna selvatica
6) Ecologia alimentare dei predatori terrestri e loro influenza sulle popolazioni delle specie preda

Le specie normalmente studiate appartengono ai Galliformi, Lagomorfi e Ungulati. Sono stati però e sono tuttora oggetto di ricerca da parte del dott. Alberto Meriggi anche Corvidi, Anatidi e Carnivori.
Particolare attenzione è stata data a quelle specie che sono oggetto di prelievo e, come tali, soggette a pericolo di estinzione locale o sull'intero areale di distribuzione italiano ed europeo. Sono state però considerate dal dott. Alberto Meriggi anche specie protette di grande importanza per la conservazione e specie comuni e in espansione, molto adattabili, il cui interesse scientifico risiede nella comprensione dei meccanismi comportamentali ed ecologici che hanno favorito il loro successo.


Gestione, pianificazione faunistica e tutela delle popolazioni naturali di uccelli e mammiferi

Questa linea di ricerca è stata affrontata sotto tre aspetti strettamente connessi tra loro:

a) Sperimentazione e valutazione di metodi d’immissione quale mezzo per la ricostituzione di popolazioni naturali di specie minacciate o localmente estinte.
In questo ambito il dott. Alberto Meriggi ha affrontato, in collaborazione con altri colleghi del Dipartimento di Biologia Animale di Pavia, i problemi derivanti dall'uso dei ripopolamenti con animali selvatici e allevati, a fini venatori, preoccupandosi soprattutto di quantificarne il successo e di valutarne l'efficienza nel dare origine a popolazioni autosufficienti. Le sperimentazioni sono state condotte e sono ancora in corso sulla Starna (Perdix perdix), sulla Pernice rossa (Alectoris rufa) sul Fagiano (Phasianus colchicus) e sulla Lepre (Lepus europaeus). Sono stati utilizzati animali marcati con anelli, targhe colorate e numerate e radiotrasmittenti ed è stata valutata l'influenza di fattori quali l'età degli animali, la loro provenienza, il metodo d’immissione e il periodo di rilascio sul successo delle operazioni. I risultati ottenuti hanno dimostrato che i metodi tradizionali di ripopolamento non raggiungono risultati positivi, mentre l'uso di recinti e voliere d’ambientamento comportano una maggiore sopravvivenza dei soggetti immessi e ne incrementano le possibilità di riproduzione in natura. L’idoneità e le dimensioni delle zone d’immissione hanno importanza fondamentale per la riuscita delle reintroduzioni e i migliori risultati si ottengono con immissioni ripetute negli anni ed effettuate in più aree vicine in modo che le popolazioni ricostituite non rimangano isolate.

b) Studio della distribuzione e della consistenza di specie soggette a prelievo in relazione al regime di gestione delle popolazioni.
Molte specie soggette a prelievo mostrano importanti lacune nel loro areale di distribuzione non imputabili a fattori ambientali locali. La frammentazione delle popolazioni in nuclei di ridotta consistenza può comportare problemi a livello di conservazione delle specie e estinzione su vaste porzioni di areale come conseguenza della diminuzione di interscambio genico e della perdita di variabilità genetica. Questa situazione è stata riscontrata nella Pernice rossa (Alectoris rufa) e nella Starna (Perdix perdix) in Italia, le cui popolazioni naturali sono da considerarsi in pericolo a causa dell’eccessiva pressione venatoria e delle continue immissioni con soggetti d’allevamento di origine alloctona o, nel caso della Pernice rossa, ibridati con la Coturnice orientale (Alectoris chukar). Dalle ricerche effettuate dal dott. Alberto Meriggi è risultata una distribuzione frammentaria delle due specie, con concentrazione degli effettivi nelle zone protette e una diminuzione delle capacità riproduttive delle popolazioni nelle località dove vengono regolarmente effettuate immissioni.

c) Valutazione della qualità ambientale.
La valutazione della qualità dell'habitat, per le specie della fauna selvatica, è uno dei momenti chiave di ogni studio tendente alla pianificazione faunistica e, inoltre, rappresenta la base di ogni reintroduzione e di ogni valutazione d’impatto ambientale. Il dott. Alberto Meriggi ha messo in evidenza, con ricerche allo scopo effettuate e utilizzando dati provenienti da altri studi (dinamica di popolazione, preferenze di habitat ecc.), come la valutazione della qualità dell'habitat debba procedere in modo analitico per la formulazione di modelli di validità generale, ma come, nello stesso tempo, sia necessario arrivare a metodi sintetici che permettano di soddisfare le esigenze e le richieste degli enti pubblici preposti alla gestione faunistica.
In particolare il dott. Alberto Meriggi ha proposto e sperimentato metodi speditivi di valutazione ambientale da utilizzarsi per la redazione di carte delle vocazioni faunistiche e ha sviluppato le problematiche inerenti la messa a punto dei modelli di valutazione ambientale, dimostrando come, per ottenere da questi un livello elevato di predittività, sia necessario utilizzare i dati provenienti da approfonditi studi di dinamica di popolazione e di preferenze ambientali. Il dott. Alberto Meriggi ha potuto così formulare proposte che prevedono l'adozione di metodi di analisi multivariata, quali, regressione multipla, regressione logistica e analisi discriminante, quali efficienti modelli di valutazione della qualità dell'habitat.
Fino ad ora il dott. Alberto Meriggi ha formulato e validato modelli qualitativi (predittivi della presenza/assenza) e quantitativi (predittivi dell’abbondanza e/o della capacità portante) per le seguenti specie, in diverse situazioni ambientali: Pernice bianca, Fagiano di monte, Starna, Pernice rossa, Pernice sarda, Coturnice, Quaglia, Colino della Virginia, Fagiano, Lepre comune, Lepre sarda, Capriolo, Daino, Cervo, Muflone, Camoscio, Stambecco, Cinghiale, Faina, Volpe e Lupo.


Dinamica di popolazione e analisi dei fattori influenzanti

Il dott. Alberto Meriggi, fin dall'inizio della sua attività, ha svolto ricerche sulla dinamica di popolazione di Fagiano (Phasianus colchicus), Starna (Perdix perdix), Pernice rossa (Alectoris rufa) e Lepre (Lepus europaeus). Inizialmente le ricerche sono state condotte con lo scopo di evidenziare differenze nell'azione dei fattori che influenzano la dinamica di popolazione in zone con caratteristiche ambientali diverse; successivamente, sono stati approfonditi gli aspetti riguardanti le modalità d’azione dei fattori climatici e vegetazionali sui singoli parametri della dinamica di popolazione. Particolare attenzione, inoltre, è stata data alla densità dipendenza del successo riproduttivo e alla predazione quale fattore limitante l'incremento delle popolazioni.

a) Fagiano
Il dott. Alberto Meriggi ha studiato la dinamica di popolazione del Fagiano in diverse aree della Pianura Padana, caratterizzate da una differente complessità ambientale e da differente estensione della vegetazione naturale. Dai dati raccolti è risultato che la specie può raggiungere densità elevate anche in zone destinate alla monocoltura, con ridotta presenza di vegetazione naturale, ma che il successo riproduttivo è maggiore nei territori dove la diversità ambientale è più elevata. Il successo riproduttivo dipende dalla sopravvivenza dei giovani dalla nascita a 90 giorni d’età e dal successo di nidificazione. Entrambi questi parametri sono correlati allo sviluppo della vegetazione naturale che costituisce un elemento importante nel ridurre l'impatto predatorio della Cornacchia grigia (Corvus corone cornix).

 b) Starna
La dinamica di popolazione della Starna è stata studiata inizialmente dal dott. Alberto Meriggi in due aree di cui una situata in territorio appenninico, tra i 200 e i 500 m s.l.m. e l'altra in una zona di pianura recentemente bonificata (Provincia di Ferrara), a pochi chilometri dal mare. In seguito gli studi sono stati estesi a diverse zone di reintroduzione della specie nell’Italia centrale (provincia di Siena). Le ricerche sono state condotte in modo approfondito e analitico, stimando, attraverso censimenti, i seguenti parametri: densità preriproduttive, percentuale di coppie che si riproducono con successo, mortalità e dispersione degli adulti dalla primavera all'estate, successo di nidificazione e di cova, mortalità giovanile, reclutamento, mortalità autunnale, mortalità invernale e dispersione primaverile. Le popolazioni studiate sono caratterizzate da densità medio-basse in confronto a quelle d’altre zone dell'Europa o dell' America settentrionale, ma il successo riproduttivo è risultato molto più elevato sia in termini di successo di nidificazione sia di sopravvivenza dei giovani. Le densità di coppie e di nidiate e la sopravvivenza dei giovani sono risultate strettamente legate alla struttura dell'habitat e in particolare all'estensione delle siepi, delle coltivazioni cerealicole e alla diversità ambientale; mentre i parametri delle popolazioni in autunno risultano più indipendenti dalle caratteristiche ambientali. Dagli studi effettuati dal dott. Alberto Meriggi viene dimostrato come sia la disponibilità di habitat idoneo alla nidificazione a determinare i livelli della popolazione riproduttiva. Inoltre è stata trovata una netta dipendenza del successo riproduttivo dalla densità primaverile anche se quest'ultima è relativamente bassa.

c) Pernice rossa
Le ricerche del dott. Alberto Meriggi sulla dinamica di popolazione della Pernice rossa sono state condotte in tre aree di studio dalle caratteristiche ambientali diverse, corrispondenti alle tre fasce altimetriche tipiche del versante Nord dell'Appennino settentrionale. Per mezzo di censimenti, anche per questa specie, sono stati analizzati i diversi parametri delle popolazioni come le densità pre e post-riproduttive, il successo di nidificazione, la mortalità giovanile e la mortalità invernale. Dai dati raccolti, è risultato che le popolazioni della fascia altimetrica intermedia (da 400 a 700 m s.l.m.) hanno le densità più elevate e il successo riproduttivo maggiore e che la specie è molto sensibile al clima invernale e primaverile. In particolare, inverni freddi, con abbondanti precipitazioni nevose e primavere molto piovose causano elevate mortalità invernali e riducono fortemente la sopravvivenza dei giovani. La Pernice rossa, così, quale specie d’origine mediterranea, nelle zone periferiche del suo areale di distribuzione, è condizionata dall'andamento climatico annuale, quando questo si avvicina al tipo continentale.
Anche per la Pernice rossa attualmente gli studi proseguono in alcune aree di reintroduzione della provincia di Siena dove le popolazioni neocostituite vengono intensamente monitorate dal 1995.

d) Lepre
A livello generale, la Lepre è stata studiata dal dott. Alberto Meriggi in diverse aree appartenenti alla pianura irrigua, alla pianura a seminativi asciutti e alle zone collinari. In queste aree, per mezzo di censimenti, sono state valutate le densità in primavera e in autunno e ne è stata analizzata la dipendenza dalle variabili ambientali utilizzando metodi di analisi bivariata e multivariata. Dai risultati ottenuti è emerso che gli stessi tipi di vegetazione, naturale e coltivata, possono agire in modo positivo o negativo secondo le caratteristiche generali dell'ambiente e che le densità, sia primaverili sia autunnali, sono strettamente dipendenti dalla quantità ed estensione delle aree di foraggiamento con vegetazione erbacea in crescita, a causa dell'elevato contenuto in sostanze nutritive di quest'ultima. La diversità ambientale, che normalmente favorisce le elevate densità di lepri, può assumere un ruolo negativo se & egrave; correlata a tipi di vegetazione sfavorevoli. Le densità possono notevolmente variare da zona a zona e di anno in anno in relazione al tipo di terreno e agli andamenti climatici. Studi più particolareggiati sono stati condotti in un'area dove i periodi di presenza e crescita della vegetazione spontanea sono fortemente influenzati dalle attività agricole. In questa zona il dott. Alberto Meriggi ha messo in evidenza andamenti particolari della dinamica annuale di popolazione, caratterizzati da decrementi dall'estate all'autunno e incrementi dall'autunno alla primavera successiva e ha dimostrato che queste oscillazioni numeriche dipendono dalla mortalità e dagli spostamenti delle lepri, conseguenti alla distruzione della vegetazione erbacea nell'area di studio.
Di recente (1998) il dott. Alberto Meriggi ha iniziato una ricerca sulla sopravvivenza e sulla dispersione in popolazioni di lepre di zone protette con differente composizione dell’habitat e con differenti densità, utilizzando animali marcati con radiotrasmittenti per ottenere dati più particolareggiati e puntuali.

Vitalità delle popolazioni reintrodotte

Un problema recentemente affrontato dal dott. Alberto Meriggi è rappresentato dalla dinamica delle piccole popolazioni e delle popolazioni reintrodotte di specie d’importanza per la conservazione. Sulla base di dati demografici dettagliati, raccolti direttamente, sono state effettuate simulazioni stocastiche della vitalità delle popolazioni reintrodotte, con lo scopo di prevedere il destino di tali popolazioni e la loro effettiva capacità di mantenersi autonomamente nel tempo. Queste analisi hanno permesso di individuare tra i fattori più importanti per il destino delle popolazioni l’isolamento e il declino della qualità ambientale. Con popolazioni originate da immissioni di animali di allevamento, il miglioramento dei parametri demografici, dovuto al progressivo rinselvatichimento della popolazione, permette di raggiungere elevate probabilità di sopravvivenza per lunghi periodi di tempo.


Esigenze ecologiche e preferenze ambientali di uccelli e mammiferi

In quest'ambito il dott. Alberto Meriggi ha affrontato soprattutto lo studio della selezione dell'habitat in relazione alle fasi del ciclo annuale delle specie, alle densità di popolazione, alle variazioni della disponibilità di risorse e al tipo d’attività degli animali. Le specie studiate sono state il Fagiano (Phasianus colchicus), la Starna (Perdix perdix), la Pernice rossa (Alectoris rufa), la Coturnice (Alectoris greca) il Colino della Virginia (Colinus virginianus), la Lepre (Lepus europaeus), il Cinghiale (Sus scrofa), il Capriolo (Capreolus capreolus), la Volpe (Vulpes vulpes), il Lupo (Canis lupus) e la Faina (Martes foina).

Le preferenze ambientali e l'uso dello spazio nelle varie fasi del ciclo annuale sono state studiate in modo approfondito nel Fagiano e nella Starna ed è risultato che l'estensione delle aree vitali si modifica notevolmente passando dalla fase territoriale, al periodo della cova, a quello dell'allevamento dei giovani e alla fase gregaria invernale. Modificandosi l'estensione dell'area utilizzata, cambiano anche le preferenze per alcuni tipi di habitat che passano da una marcata selezione ad un’esclusione quasi completa.
Dallo studio sulle richieste di habitat del Colino della Virginia (specie introdotta) è risultato che la selezione dipende dalla densità di popolazione. A basse densità non vi è selezione, a densità intermedie si registra la selezione più marcata e ad alte densità vi è una selezione moderata. Questo risultato è in contrasto con le moderne teorie sulla selezione dell'habitat ed è dovuto alla grande disponibilità di alcuni tipi di habitat e al fatto che il Colino, come molte altre specie, richiede una elevata diversità ambientale. Dalle ricerche effettuate, è emersa anche una notevole differenza tra selezione di habitat in senso spaziale e in senso di frequentazione: alcuni tipi di habitat possono essere poco rappresentati nelle aree vitali e nei territori ma venire, nello stesso tempo, intensamente frequentati.
Le relazioni tra preferenze ambientali e tipo di attività degli animali sono state affrontate nello studio sulla Lepre, da cui è emerso che questa specie seleziona tipi di vegetazione diametralmente opposti, in quanto a qualità e struttura, durante il riposo diurno e durante l'attività di alimentazione. In particolare il luogo di riposo è sempre posto nella vegetazione densa e cespugliare, mentre i luoghi d’alimentazione sono caratterizzati da vegetazione bassa e aperta. Queste differenze derivano dalle necessità alimentari e dalle esigenze di difesa dai predatori.
Dalle ricerche avviate sull'uso dell'habitat da parte dei predatori (Volpe e Lupo) è emersa una stretta connessione tra frequentazione dei tipi di habitat, disponibilità alimentare dei medesimi e preferenze alimentari delle specie studiate.
Le differenze stagionali nell'uso dell'habitat sono state studiate nel Cinghiale e nel Capriolo a livello di macro e micro-habitat mettendo in evidenza, anche con l'uso di analisi multivariate, come la disponibilità alimentare e la struttura della vegetazione siano i fattori determinanti la selezione dei diversi tipi di vegetazione; le variazioni stagionali sono invece da mettere in relazione con le modificazioni del comportamento sociale, soprattutto nel Capriolo.


Coesistenza e competizione in popolazioni simpatriche di specie affini

Questo aspetto dell'ecologia delle comunità animali è stato studiato dal dott. Alberto Meriggi in popolazioni simpatriche di Cornacchia (Corvus corone cornix) e Gazza (Pica pica), di Starna (Perdix perdix) e Fagiano (Phasianus colchicus), di Starna e Pernice rossa (Alectoris rufa) e di Lepre comune (Lepus europaeus), Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus) e Silvilago (Sylvilagus floridanus). L'adozione dei consueti e largamente sperimentati metodi di analisi di nicchia (indici di sovrapposizione e ampiezza) non è risultata soddisfacente, soprattutto da un punto di vista statistico, ed ha rivelato carenze analitiche. Perciò, per evidenziare analogie e differenze nell'uso delle risorse, sono stati adottati nuovi metodi statistici di analisi (per esempio gli intervalli fiduciali simultanei di Bonferroni) e, in più, il problema della sovrapposizione di nicchia è stato affrontato da un punto di vista multivariato seguendo le più moderne tendenze metodologiche degli studi di nicchia.

Per quanto riguarda la Cornacchia grigia e la Gazza, è emerso che gli effetti della Cornacchia sulla Gazza, dovuti a competizione e predazione, vengono largamente attenuati dall'effetto contrastante della disponibilità di ambienti favorevoli ad entrambe le specie e che l'azione della disponibilità di habitat nel controllare la distribuzione e abbondanza della Gazza nelle zone di simpatria con la Cornacchia, è stata largamente sottostimata negli studi precedenti.
Tra Fagiano e Starna, sembra che l'uso dei diversi tipi di habitat differisca più quantitativamente che qualitativamente e che in inverno e primavera le due specie abbiano una larga sovrapposizione nell'uso dell'habitat. Quindi, poiché la massima sovrapposizione è riscontrabile nelle stagioni più limitanti, le due specie potrebbero competere e la coesistenza sarebbe favorita da basse densità e da larga disponibilità di habitat favorevoli.
Tra Starna e Pernice rossa le differenze nell'uso dell'habitat emergono soprattutto nella stagione non riproduttiva (autunno-inverno); le starne sono più legate alle coltivazioni e alle zone aperte mentre le pernici rosse scelgono ambienti simili, quanto a struttura e microclima, a quelli mediterranei, cioè della loro zona d’origine. L'ipotesi della competizione, per spiegare le differenze nell'uso dell'habitat tra le due specie, non è risultata applicabile a causa delle basse densità di popolazione e dell’elevata disponibilità di habitat favorevoli. Conseguentemente, più accettabile è risultata l'ipotesi per cui le due specie selezionino habitat differenti in relazione alla loro diversa origine zoogeografica.


Sviluppo e adattamento alle situazioni locali dei metodi di censimento della fauna selvatica

Praticamente tutte le ricerche del dott. Alberto Meriggi hanno alla base l'elaborazione e l'adattamento di metodi di censimento delle popolazioni naturali di uccelli e mammiferi, per la raccolta dei dati riguardanti la dinamica di popolazione, le preferenze ambientali, la competizione tra specie coesistenti. Alcune ricerche però sono state in particolare indirizzate alla messa a punto di metodi di censimento che potessero fornire stime numeriche accurate e realistiche delle densità e consistenze delle popolazioni studiate.
In modo particolare l'attenzione del dott. Alberto Meriggi si è rivolta ai Galliformi e Lagomorfi, agli Ungulati, agli Anatidi  e ai Corvidi. Per ognuno di questi gruppi, sono state messe a punto metodologie particolari, differenziate secondo le modalità di distribuzione degli individui sul territorio, delle caratteristiche ambientali delle aree di studio e dell'accuratezza della stima necessaria secondo il tipo di studio in atto.
Inoltre sono state affrontate le implicazioni statistiche dei metodi di censimento e in particolare le modalità di calcolo degli errori delle stime derivanti da diversi metodi, utilizzati in modo comparativo.


Comportamento alimentare dei predatori terrestri e loro influenza sulle popolazioni delle specie preda

Lo studio del comportamento alimentare è stato affrontato dal dott. Alberto Meriggi nel Lupo (Canis lupus) e nella Volpe (Vulpes vulpes). Per la prima specie le ricerche sono state condotte in aree di studio dell'Appennino settentrionale con differente disponibilità di grandi erbivori sia selvatici sia domestici, in modo da evidenziare l'influenza di questi sulla composizione della dieta del predatore. I risultati ottenuti hanno mostrato come la specie possa abitare anche zone con ridotta disponibilità di grandi prede, utilizzando alimenti alternativi quali frutta, insetti, mammiferi di piccole e medie dimensioni, ma che una certa disponibilità di Ungulati è pur sempre necessaria per la riuscita della riproduzione e l'allevamento dei giovani. Nelle aree dove sono presenti e abbondanti Ungulati domestici e selvatici la dieta del Lupo è composta quasi esclusivamente di queste prede e, inoltre, la predazione sul bestiame diventa un evento del tutto occasionale quando sono presenti diverse specie di ungulati selvatici che garantiscono al Lupo la possibilità di predare in tutti i momenti dell'anno. Un risultato importante emerso da queste ricerche è la totale indipendenza della specie dai rifiuti che, al contrario, da altri studi condotti precedentemente, apparivano come l'elemento essenziale per la sopravvivenza dei lupi nelle aree dell'Italia centrale e meridionale. A livello di selezione delle singole specie predate, il Lupo preferisce orientare la scelta su quelle più facilmente contattabili e predabili con successo; in questo modo vengono selezionate le specie più abbondanti e più facilmente contattabili perché gregarie e la selezione presenta marcate differenze nelle diverse aree di studio. Studiando le differenze nelle abitudini alimentari di branchi diversi, il dott. Alberto Meriggi ha messo in evidenza come l’apprendimento di tecniche di caccia adatte a particolari specie preda, si traduca nel mantenimento di una selezione per quest’ultime, indipendente dalle variazioni di abbondanza.
Per quanto riguarda la Volpe sono state in particolar modo verificate le variazioni della dieta in relazione all'età, al sesso, allo stato fisiologico, al momento dell'anno e all'abbondanza di prede quali Lagomorfi e Galliformi. I risultati hanno evidenziato come la presenza di vertebrati (Uccelli e Mammiferi) di media dimensione nella dieta aumenti nelle femmine in riproduzione e negli adulti dei due sessi; inoltre in aree con elevate densità di lepri queste vengono largamente utilizzate (fino al 30% della dieta) senza peraltro che si registrino diminuzioni apprezzabili delle densità di popolazione.
L'influenza della presenza dei grandi predatori sul comportamento delle prede è stata studiata analizzando le variazioni del comportamento gregario e dell'uso dell'habitat in mandrie di bovini allevati allo stato brado in zone con presenza di lupi e in zone senza. Nelle mandrie predate si formano notevoli aggregazioni di animali che hanno soprattutto la funzione di difendere i vitelli dagli attacchi del predatore; inoltre vengono sfruttate essenzialmente le zone centrali dei pascoli, più lontane dai bordi dei boschi, provocando un aumento della competizione interindividuale durante il foraggiamento. Al contrario nelle mandrie non sottoposte a predazione i gruppi sono di ridotte dimensioni e i pascoli vengono sfruttati uniformemente. La presenza dei grandi predatori può così causare un danno indiretto riducendo la qualità dell'alimentazione delle prede con conseguenze sull'accrescimento dei vitelli.
Il dott. Alberto Meriggi ha inoltre messo in evidenza un’influenza importante dell’attività predatoria sulla dinamica di popolazione delle specie preda. Questa è stata rilevata, in particolare, a livello di sopravvivenza dei giovani e di produttività globale delle popolazioni.

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